Nell’ambito di MAP, il programma di residenza di Marea che ospita artistə, scrittorə, musicistə, filmmaker e professionistə del mondo dell’arte nello sviluppo di progetti personali sulla Costiera Amalfitana, siamo felici di accogliere Marion Filippi (she/her), che sarà ospite in residenza nelle prossime settimane.
Nata a Marsiglia, Marion è un’artista che lavora con il suono, il movimento, la fotografia e la poesia. La sua identità mediterranea è il filo conduttore delle sue esplorazioni estetiche, spirituali e politiche. Da oltre dieci anni indaga le possibilità di entrare in dialogo con il linguaggio simbolico dell’inconscio attraverso rituali di psicomagia, esperienze somatiche e protocolli di improvvisazione concepiti per indurre stati simili alla trance. Ha sviluppato una serie di protocolli che ha condiviso in diverse occasioni, tra cui una masterclass presso la School of Disobedience di Budapest.
Marion è inoltre coinvolta in diversi progetti collaborativi. È una delle due componenti del duo di improvvisazione ambient Myrrh wa Saphira, con cui ha registrato diversi lavori, e fa parte di Somme Sensible, collettivo artistico con cui si è esibita al Centre Pompidou. Collabora inoltre con la scrittrice Costanza Spina, con la quale ha presentato performance al Palais de Tokyo e alla Biennale d’Aix-en-Provence e con cui si esibirà prossimamente allo Sturmfrei Festival.
Marion è anche direttrice artistica di Transprogression, una realtà dedicata alla promozione e allo sviluppo di pratiche multidisciplinari.
Durante la sua residenza, Marion Filippi lavorerà alla prima stesura di La Mer L’A-mor.t, una raccolta poetica sviluppata nell’arco di cinque anni. L’opera esplora il lutto, le radici mediterranee, l’amore saffico e la morte, intrecciando questi temi attraverso l’allegoria ritmica del mare e l’alchimia dell’acqua in dialogo con gli altri elementi: terra, fuoco e aria/etere.
La Mer L’A-mor.t è stata scritta principalmente durante sessioni intuitive basate su tecniche di scrittura automatica, ispirandosi all’eredità dei poeti surrealisti, come Robert Desnos e Guillaume Apollinaire, e all’idea che l’inconscio possa esprimersi spontaneamente in uno stato di trance. Sviluppata nel corso di diversi anni, questa vasta opera si inserisce nella ricerca continua di Marion sugli interstizi che consentono l’accesso alle dimensioni più nascoste della psiche individuale e collettiva, così come nel tentativo di instaurare un dialogo con l’invisibile.
Nel corso della residenza, Marion intende portare a compimento il progetto nella sua forma scritta, gettando al contempo le basi per la sua ambizione più profonda: trasformarlo in un’opera lirica contemporanea. Questa evoluzione permetterebbe all’essenza del lavoro di dispiegarsi attraverso forme espressive non verbali, tra cui la coreografia, la musica e la scenografia.
Ponendo l’acqua al centro della messa in scena come motivo ricorrente, il lavoro finale entrerà in risonanza con le profondità dell’eredità mediterranea – i suoi miti, le sue immagini e il suo simbolismo – rivendicando al contempo la tradizione operistica attraverso temi contemporanei e senza tempo.


