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La residenza di Cristina Dezi tra corporeità, desiderio e immaginari transfemministi

Photo Credits: Wei Chao

Nell’ambito del PICE – Programa para la Internacionalización de la Cultura Española, siamo felici di accogliere in residenza Cristina Dezi (she/her), designer, biohacker e artista che opera all’intersezione tra corpi, tecnologie e ritualità.

Attraverso una prospettiva transfemminista, utilizza il design performativo e le tecnologie indossabili per mettere in discussione le narrazioni dominanti legate al genere, all’intimità, alla sessualità e ai tabù.

La sua pratica crea spazi critici di sperimentazione in cui biomateriali, biotecnologie e tecnologie digitali convergono, dando vita a forme speculative di conoscenza incarnata. Radicato nelle etiche DIY/DIWO (Do It Yourself / Do It With Others) e nelle metodologie open source, il suo lavoro esplora modalità alternative di relazione con il corpo, le sue ecologie e i sistemi tecnologici che plasmano le nostre esperienze di intimità e desiderio.

Attraverso la ricerca artistica e i workshop partecipativi, intreccia stregoneria, pratiche rituali e saperi ancestrali con protocolli scientifici e pratiche di biohacking. Il suo approccio promuove forme collettive di apprendimento che sfumano i confini tra scienza, arte e magia.

Insieme a Giulia Tomasello, ha co-fondato Bruixes_Lab, un laboratorio nomade che esplora le biotecnologie, le pratiche transfemministe e gli approcci DIY alla sessualità e alla tecnologia. Attraverso la sperimentazione collaborativa, il laboratorio sviluppa strumenti critici e speculativi per ripensare l’autonomia corporea, la salute sessuale e le relazioni intime al di là dei modelli normativi.

Photo Credits: Wei Chao

In un’epoca di trasformazioni radicali, la pratica di Cristina Dezi esplora il corpo come un territorio fluido e transcorporeo attraverso la figura mitologica della Sirena. In quanto essere acquatico ibrido e liminale, la Sirena media tra diverse forme di vita, mettendo in discussione la presunta impermeabilità dei confini ontologici e incarnando forme di esistenza che sfuggono alle categorie prestabilite. La sua seduttività e mostruosità, storicamente associate a una femminilità pericolosa e indomabile, offrono una prospettiva attraverso cui interrogare il controllo biopolitico e immaginare modalità alternative di autonomia e relazione.

Combinando erotismo, sensualità della materia e sperimentazione artistica, il progetto concepisce la transcorporeità come uno scambio continuo tra i corpi e i loro ambienti. La Sirena diventa così una figura di resistenza, aprendo possibilità per nuove forme di parentela simbiotica tra il mondo umano e quello marino.

Durante la residenza, la ricerca si svilupperà attraverso la sperimentazione ceramica, mettendo in dialogo le tradizioni artigianali locali con forme organiche e ibride. L’obiettivo è creare una serie di vasi mistici, concepiti come estensioni corporee e oggetti rituali capaci di mediare tra i processi interni del corpo e gli ecosistemi marini.

Ispirati alle mitologie acquatiche e alle anatomie fluide, questi oggetti saranno progettati per avvolgere il corpo, esplorando le tensioni tra contenimento e permeabilità, solidità e trasformazione. Alcuni funzioneranno come strumenti sacri di autonomia e incanto, mentre altri agiranno come amplificatori di voci silenziate, riecheggiando i canti del mondo sottomarino.

La residenza è sostenuta da PICE – Programa para la Internacionalización de la Cultura Española.