Bea Scaccia e
Francesca Heart

Marea 26

Marea 26 è la sesta edizione del programma di ricerca. Vedrà la partecipazione dell'artista visiva Bea Scaccia e della performer e sound artist Francesca Heart

(Lei/She)

Bea Scaccia

Bea Scaccia ha conseguito la laurea triennale e magistrale presso l’Accademia di Belle Arti di Roma con Gino Marotta. Nel 2011 si è trasferita a New York, dove attualmente vive e lavora. 

Nei suoi dipinti e nelle sue animazioni, Scaccia rielabora gli elementi che collettivamente danno origine alle illusioni di bellezza e alle costruzioni dell’apparenza e li comprime in composizioni instabili e inquietanti. Indaga i legami culturali tra lo splendore femminile e la mostruosità, sottolineando l’assurdità delle norme sociali.

È stata invitata alla 18a Quadriennale, Palazzo delle Esposizioni, Roma, nella sessione curata da Francesco Bonami (ottobre 2025). Il suo lavoro è presente in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui la William Louis-Dreyfus Foundation e il Portland Museum of Art.

Tra le mostre personali ricordiamo Maruani Mercier, Bruxelles; Richard Saltoun, Roma; Art Brussels, Maruani Mercier, Bruxelles (2024); JDJ Tribeca, New York (2022); Katonah Museum of Art, New York (2021); Cuchifritos Gallery, New York (2014); Galleria Ugo Ferranti, Roma (2010). Tra le mostre collettive figurano JDJ Tribeca (2025); Harper’s Singapore (2024); Harper’s, New York (2023); Pm/Am, Londra (2023); Analog Diary, New York (2023); Sargent’s Daughters West, Los Angeles (2023); Galleria Nazionale, Roma (2022); Magazzino Italian Art, New York (2020); The Centre for the Less Good Idea, Johannesburg (2020); American University’s Katzen Arts Center, Washington, D.C. (2016).

Photo Credits: Bea Scaccia

Il Progetto 

Quando Bea Scaccia dipinge, concepisce composizioni di dettagli anatomici mescolati a parrucche, gioielli, pellicce, stoffe che rappresentano elementi stereotipici della bellezza femminile. Allo stesso tempo pone l’accento sulla loro anormalità, sulla possibilità di diventare assemblaggi informi e di contenere mutazioni e oscurità persistenti. 

«La donna è sempre stata un mostro» ci dice Sady Doyle. «La mostruosità femminile si insinua in ogni mito, dal più noto al meno conosciuto: sirene carnivore, Furie che con artigli affilati come rasoi dilaniano uomini, leanan sídhe che incantano mortali per poi prosciugarne l’anima. Queste figure—di una bellezza letale o di una bruttezza intollerabile, subdole o traboccanti di furore animale—rappresentano tutto ciò che gli uomini trovano minaccioso nelle donne: bellezza, intelligenza, rabbia e ambizione».

Durante la residenza a Praiano, l’intenzione di Scaccia è di raccogliere nuove memorie «e di ripercorrere le mie. Mi ritrovo ora a inserire anche elementi che hanno a che fare con la casa, la domesticità: teiere, tazze, lampade, cesti di frutta. Anche la casa, infatti, soprattutto alcuni elementi e alcune stanze, è legata al ruolo delle donne. 

Vorrei ascoltare storie, incontrare le donne che la abitano; captarne le tradizioni, le passioni. Mi piacerebbe entrare nelle cucine, nelle stanze, nei luoghi di lavoro, osservare le strade, ascoltarne i racconti. Ci sono sedie fuori per strada? Si usano? Si parla all’aperto dopo cena? E le ragazzine di un piccolo centro sul mare? Quanta pressione percepiscono? Le scuole? Ci sono? Come è l’abbigliamento? Gli accessori? Come influisce il mare sui cambiamenti? Del mare ci si fida. È lì. Ci dicono che si alzerà, sarà sempre di più. 

Mi dedicherò quotidianamente a un diario visivo dove appuntare e schizzare. Quello diventerà il punto di partenza di una nuova serie di lavori. Lavorerò su fogli abbastanza grandi, con acquerello e inchiostri. Una tavola al giorno».

(Lei/She)

Francesca Heart

Francesca Mariano (she/elle) lavora con il suono, il movimento, le installazioni e la ricerca somatica. La sua pratica esplora l’intreccio tra idrofemminismo, acustica mitologica e coreologia del paesaggio. I suoi album Eurybia e Sphinx Nouvelle, pubblicati da Leaving Records sono stati molto apprezzati da Pitchfork, Vogue Italia e Bandcamp Daily per la loro fusione di forme ambientali, cerimoniali ed elettroniche.

Il lavoro di Mariano indaga come i corpi umani, più che umani e geologici, trasportino memoria, mito e trasformazione. Attraverso partiture coreografiche, rituali sonori e installazioni performative, esplora il Mediterraneo come un corpo risonante, denso di storie e futuri post-umani. 

Formatasi in danza postmoderna e terapia espressiva delle arti al Tamalpa Institute con Anna Halprin, la sua pratica intreccia metodi somatici con consapevolezza ecologica e poetica speculativa.

È fondatrice del Serpentine Dance Studio (Milano/online), co-fondatrice di Nuova Atlantide (Bomarzo) e ideatrice di Archaeo-Choreology, una pratica di ricerca sulla somatica e l’indagine ambientale. Artista SHAPE+ 2023/24, Francesca si è esibita con Kamasi Washington, Saul Williams, Carlos Niño e Vica Pacheco e ha presentato i suoi lavori al CTM, Rewire, C2C, Somerset House, de Young Museum, MADRE, Peggy Guggenheim Collection, MAO Torino e altrove. 

Crediti fotografici: Matteo Strocchia e Marco Servina

Il Progetto

Durante la residenza in Costiera amalfitana, Francesca Heart lavorerà a un’installazione sonora che intreccia la voce della Sibilla con i corpi sonori del mare, attivando un nuovo paesaggio acustico. 

«In un tempo in cui il Mediterraneo è attraversato da forme di sterminio sistemico, l’installazione si propone come un gesto contro-imperiale, un atto di ascolto radicale e un richiamo all’empatia.

L’artista indagherà l’unione delle frequenze ispirata alla comunicazione sonar dei cetacei, alle teorie idrofemministe, che vedono l’acqua come soggetto attivo e alleato politico; allo stesso tempo, si immergerà nelle profezie sibilline, in cui la voce della Sibilla è trattata come un’eco corale attraverso testimonianze intergenerazionali della zona. Attraverso la saggezza del luogo e delle persone che incontrerai, darai forma a un laboratorio collettivo.

L’installazione si propone di disarticolare i codici della violenza militare che attraversa il Mediterraneo, trasformandolo da spazio di confine e morte a canale di ascolto, attraversamento e scambio. Le onde sonore agiscono come frequenze di disruption, capaci – nel loro piccolo – di interferire simbolicamente (e forse materialmente) con le tecnologie imperialiste di controllo e sorveglianza (radar, sonar militari, reti di monitoraggio).

Questo oracolo sonoro non predice il futuro, ma lo immagina: un futuro non-lineare, permeabile, in cui l’acqua non è più barriera ma voce».